Monociti

Monociti, cosa sono?

I monociti sono un  grande mononucleato grande da 12 a 25 micron che si trovano normalmente nel sangue e costituiscono circa il 10% del totale dei leucociti presenti nel sangue (da 4 a 10%). Contrariamente a quanto fino a poco tempo fa si pensava, non provengono dal tessuto linfoide come i linfociti, ma si formano dal tessuto reticolo-endoteliale.

monociti
Attraverso esami di laboratorio effettuati su prelievi di sangue, è facile diagnosticare le anomalie dei monociti in tempo utile.

I monociti sono globuli bianchi di forma ameboide e con citoplasma chiaro che vengono prodotti nel midollo osseo. Essi costituiscono circa fra il 2% e il 10% della conta totale de leucociti e sono in assoluto le cellule del sistema immunitario di dimensioni più grandi. I monociti possono abbandonare  il flusso sanguigno e immettersi in altri tessuti ed organi del corpo umano, dove hanno la capacità di trasformarsi in differenti tipi di cellule immunitarie cambiando la propria natura. A seconda dell’organo di competenza in cui si trovano e della funzione svolta nel corpo umano, queste cellule così duttili possono differenziarsi in macrofagi, cellule dendritiche e cellule della microglia, che si trovano esclusivamente nel sistema nervoso.

Una volta che i monociti si sono trasformati in macrofagi, presiedono alla risposta del sistema immunitario innato, il che significa che la loro azione immunitaria nel distruggere eventuali invasori presenti nel corpo (batteri e parassiti) è non specifica. Sostanzialmente, i monociti dopo essersi evoluti in macrofagi, non hanno il compito di identificare in maniera specifica l’invasore, ma soltanto limitarsi a riconoscerlo come un agente che non dovrebbe essere presente e che dovrebbe essere distrutto.

Tuttavia, quando i monociti si evolvono in cellule dendritiche, la loro funzione cambia e diventano in un certo modo parte essenziale della più complessa risposta immunitaria adattiva – conosciuta anche come immunità acquisita –  fungendo da ponte fra la risposta immunitaria innata e quella specifica.

Le cellule dendritiche non distruggono i batteri e gli altri microbi direttamente, come fanno i comuni globuli bianchi – o quanto meno non si limitano esclusivamente a questo – ma identificano il patogeno e  condividono queste informazioni con altre cellule del sistema linfatico chiamate linfociti B e linfociti T, presentando  loro l’antigene rilevato in superficie. Si tratta del primo passaggio che innesca la complessa risposta immunitaria adattiva, uno fra i più importanti processi messi in atto dalle cellule del sistema immunitario.

Monociti alti

I monociti, come già detto, sono cellule che nascono nel midollo osseo, da dove poi vengono immesse  nel flusso sanguigno, andando a costituire orientativamente fra il 2 e il 10% circa di tutti i leucociti nel sangue (i monociti  vanno da 200 a 600 per microlitro di sangue). Successivamente, dopo alcune ore migrano dai tessuti come la milza, fegato, polmone, midollo osseo e, dove maturano in macrofagi, le principali cellule spazzino del sistema immunitario.
Il loro improvviso aumento nel sangue è senz’altro indice di qualcosa – non necessariamente di grave – e prende il nome di monocitosi. I monociti alti sono riscontrabili in presenza di infezioni croniche,  malattie autoimmuni, malattie del sangue, e nelle neoplasie.

In particolare, un aumento della percentuale di monociti può indicare una malattia infiammatoria cronica, un infezione ascrivibile a parassiti, tubercolosi, sarcoidosi o infezioni virali come la mononucleosi infettiva o la parotite. In alcuni casi semplicemente lo stress può portare a un aumento esponenziale dei monociti.
Quando la percentuale dei leucociti passa da 10 a circa 12 si parla dunque di monocitosi. Tale malattia rappresenta una condizione transitoria presente in tutte le infezioni acute (come il tifo, le malattie esantematiche in genere e le endocarditi infettive), nelle malattie croniche (come la malaria e le febbri ricorrenti), in alcuni tipi di leucemie e nella linfomonocitosi infettiva.